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Progetto PIS Psicologia Innovazione e Sviluppo

Intervento

“Emergenza Via Ventotene”

 

Soggetto attuatore

S.I.P.EM.-Onlus   Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza - Onlus

(in collaborazione con  l’Associazione per l’E.M.D.R. in Italia)

Via Tagliamento 76 – 00198 Roma  (Caratteristiche organizz. 5)

Sito: www.sipem.org   E-mail: sipemonlus@tiscalinet.it

 

Tempi di attuazione del progetto

Dal 1/12/’01 al 23/12/’01 (fine fase di Emergenza)

Dal 2/1/’02 ad oggi (fase post-emergenza e follow-up)

 

La redazione della presente scheda è a cura di:

Dott. Angelo Napoli

E-mail: angelonapoli1@virgilio.it

 

Hanno collaborato alla realizzazione della scheda:

 

- dott.ssa I. Cinquegrana

- dott. M. Cusano

- dott.ssa I. Fernandez

- dott.ssa G. M. Lardo

- dott. M. Petea

- dott.ssa A. Ranieri

 

Alcuni contenuti della presente scheda sono tratti dalla Relazione sull'intervento di Via Ventotene, approntata per il IV Municipio di Roma, la ASL RM/A e il Pontificio Ateneo Salesiano. 

 

 

Il Problema

 

Alle 9,20 dell 27 novembre 2001 in via Ventotene, nel quartiere romano di Montesacro, una fuga di gas ha prodotto una improvvisa e devastante esplosione all'altezza del piano stradale antistante il numero civico 32 (zona di impatto).

Oltre alla maggior parte delle attività commerciali della via, cinque palazzine risultano pesantemente danneggiate dallo scoppio (zona di distruzioni materiali); dei cinque edifici in questione, tre vengono immediatamente dichiarati inagibili e sgomberati (numeri civici 32, 18 e 38), mentre i rimanenti due vengono sgomberati e sottoposti a verifiche da parte dei Vigili del Fuoco e della Commissione verifica stabili pericolanti (numeri civici 53 e 54).

Il triste bilancio di questo evento conterà alla fine 8 morti, 40 feriti, 690 persone (323 nuclei familiari), tra cui una significativa percentuale presente nell’area di distruzioni materiali al momento dell’evento e quindi coinvolta direttamente dallo scoppio, costrette ad abbandonare repentinamente la propria abitazione per trovare alloggio presso strutture residenziali messe a disposizione dal IV Municipio oppure presso familiari ed amici.

L’esplosione di via Ventotene, configurandosi come evento emergenziale collettivo a forte valenza psicotraumatica, ha costituito una situazione critica rientrante a pieno titolo tra quelle per le quali la SOCIETA’ ITALIANA DI PSICOLOGIA dell'EMERGENZA (SIPEM - Onlus) prevede il proprio coinvolgimento.

 

Facendo riferimento alle nostre precedenti esperienze nella gestione di situazioni di emergenza  nonchè alla sempre più corposa letteratura in materia, è stato sin dall'inizio possibile inquadrare i risvolti psicologici conseguenti all’esplosione di Via Ventotene tanto in senso longitudinale quanto in senso trasversale.

 

Da un punto di vista longitudinale sembra ormai assodato come la risposta psicologica ad un evento catastrofico segua una successione cronologica abbastanza stabile per cui si può parlare di una "risposta normale ad una situazione anormale".

Le fasi dell'elaborazione del trauma che il soggetto attraversa sono varie; ogni fase presenta manifestazioni tipiche che segnalano uno sforzo psicologico di adattamento in risposta ad un evento con forti caratteristiche di minaccia all’integrità personale propria e delle persone care.

In una prima fase, nella maggior parte delle persone coinvolte l'espressione del disagio si mostra appiattita, quasi attonita; uno stato confusionale ed un sentimento di irrealtà sono assai comuni e, spesso, si traducono in comportamenti automatici, una sorta di semplificazione schematica per una reazione insostenibile sul piano emotivo.

Questa prima fase, in cui la negazione dispone una barriera protettiva fondamentale a difesa dell'integrità fisica e psicologica personale così seriamente minacciata, evolve in modo graduale nella successiva fase di intrusione, caratterizzata dall'insorgenza di fantasie, ricordi e pensieri, intrusivi e ripetitivi, riguardanti l'evento nonchè dal possibile sviluppo di reazioni d'ansia con fobie specifiche e dal generale innalzamento del livello di arousal.

La comune evoluzione della reattività psicologica indotta da eventi fortemente critici contempla che l'intensità delle reazioni tende a crescere e a calare successivamente nel tempo, con un picco durante le prime settimane seguito da una riduzione graduale; questo ha indotto la S.I.P.EM.-Onlus (in collaborazione con l’Associazione per l’EMDR in Italia) a programmare ed attuare gli interventi di supporto psicologico già dalle prime settimane dopo l’evento.

In seguito la risposta psicologica all'evento critico entra in una fase detta di "disillusione"  caratterizzata dallo scivolamento verso una visione meno comunitaria dell'accaduto con tendenza a manifestare rabbia, risentimento ed aggressività nei rapporti umani e sociali in particolare nei confronti delle autorità per la qualità degli aiuti ricevuti.

La fase di coping inizia quando l'individuo comincia ad affrontare, comprendere, rielaborare l'impatto emotivo dell'evento; in questa fase il soggetto si interroga sulle cause, su "cosa sarebbe successo se ...", su cosa fare per affrontare lo stesso evento in futuro e sulle proprie strategie psicologiche di fronteggiamento in situazioni di crisi; è questa una fase di ricostruzione in cui le persone colpite producono uno sforzo di metabolizzazione dell'evento catastrofico cercando di raggiungere un nuovo equilibrio.

 

Da un punto di vista trasversale e' stato chiaro sin dall'inizio come l'intervento dovesse essere modulato secondo procedure che tenessero conto dell'intera popolazione coinvolta ma che privilegiassero l'attenzione per i gruppi ad elevato rischio come i familiari delle vittime, i feriti e i soggetti estratti dalle macerie anche se illesi, i bambini, gli anziani, i soggetti gia' in cura per disturbi psicologico/psichiatrici, i soccorritori.

 

Uno degli aspetti organizzativi fondamentali nella progettazione di un intervento nell'emergenza è  rappresentato dall'analisi degli aspetti distintivi della particolare comunità interessata.

Questa analisi parte dalla valutazione dei dati socio-demografici disponibili riguardanti la comunità colpita e prosegue fino a comprendere un attento monitoraggio delle risorse presenti ed attive sul territorio (istituzionali e non) nonchè delle strutture di riferimento aggregativo che giocano un importante ruolo nell'esistenza "normale" di una particolare collettività. Si comincia in tal modo a disegnare un profilo di caratterizzazione culturale del contesto sociale di intervento, ed è sulla base di queste informazioni, ricavate in questo caso anche grazie alla collaborazione fattiva dell'Unità di Crisi istituita dal IV Municipio, che l'efficacia di un intervento può realizzarsi concretamente. Non si deve infatti tralasciare l'importante funzione di un lavoro che deve essere inserito in una rete di coordinamento e di integrazione con quelle risorse: nel lungo periodo, infatti, l'emergenza in senso stretto naturalmente rientra, e la funzione di invio e di raccordo graduale alle risorse presenti sul territorio diviene un obiettivo primario per dare continuità alle iniziative di supporto psicologico rivolte alle vittime dell'evento disastroso.

 

Il sopralluogo organizzato dalla S.I.P.EM.-Onlus, affidato ad un team di 5 psicologi esperti nella gestione di situazioni di emergenza, ha confermato la portata dell'evento, evidenziando un coinvolgimento se possibile più ampio di quello che si poteva immaginare: personale dei soccorsi impegnato nelle operazioni di messa in sicurezza dell'area di impatto e nella valutazione dei danni, lunghe file di cittadini in attesa di rientrare momentaneamente nelle proprie case per recuperare le cose essenziali abbandonate nella fuga precipitosa, negozi e mercati della zona chiusi, una folla di cittadini assiepati per chiedere informazioni o offrire il proprio aiuto.

 

Va qui ricordato che la comunità colpita ha percepito l’evento come una strage piuttosto che come un disastro “tecnologico”, in quanto a parere della maggior parte delle persone colpite da noi avvicinate l’evento poteva essere evitato se i controlli  richiesti già dalla sera precedente fossero stati effettuati in modo più puntuale ed approfondito. Senza voler entrare nel merito di responsabilità che potranno essere eventualmente attribuite dagli organi giudiziari, quanto appena detto ci sembra comunque essenziale per l’inquadramento del problema e per la successiva strutturazione di una risposta efficace, dato che il processo di attribuzione di significato all’evento disastroso gioca un importante ruolo anche nella pianificazione dell’intervento.

 

Il Progetto

 

OBIETTIVI

 

1)                 approntare un modello flessibile di intervento capace di raggiungere efficacemente tutti i destinatari individuati;

2)                 supportare l’elaborazione del lutto nei parenti delle vittime;

3)             informare i destinatari dell'esistenza di servizi di supporto psicologico;

4)             interventire sulle manifestazioni di sofferenza psicologica nel qui ed ora;

5)             favorire il ripristino dell'equilibrio psicologico pre-crisi, del senso di adeguatezza, del senso di sicurezza;

6)             normalizzare le reazioni psicologiche alla situazione critica;

7)             procedere alla raccolta e all'analisi dei bisogni psichici post-traumatici;

8)             prevenire la strutturazione di problematiche psicologiche nel medio-lungo termine;

9)             avviare una rete di sostegno che si facesse carico della continuazione dell’intervento nella fase post-emergenza.

 

DESTINATARI

 

La letteratura in ambito di Psicologia dell’Emergenza classifica le vittime in base al livello di coinvolgimento, individuando le seguenti categorie:

 

 

- Vittime del primo tipo: chi subisce in modo diretto l’impatto dell’evento catastrofico (persone soccorse o estratte dalle macerie).

- Vittime del secondo tipo: parenti o persone care dei defunti o dei superstiti.

- Vittime del terzo tipo: i soccorritori (volontari o professionisti)

- Vittime del quarto tipo: la comunita' coinvolta nel disastro e chi in qualche modo ne e' eventualmente responsabile (gli abitanti degli stabili contigui e, in ultima analisi, tutto il quartiere)

- Vittime del quinto tipo: individui il cui equilibrio psichico e' tale che, anche se non direttamente coinvolti nel disastro, possono reagire all'evento sviluppando un disturbo psicologico

- Vittime del sesto tipo: persone che, per un diverso concorso di circostanze, avrebbero potuto essere loro stesse vittime del primo tipo o che hanno spinto altri ad essere presenti nell'area del disastro o che si sentono coinvolte per altri motivi indiretti

L’intervento è stato strutturato in modo tale da offrire servizi di assistenza psicologica a tutti i soggetti coinvolti direttamente o indirettamente dall’evento, stabilendo una priorità per i cosiddetti “soggetti a rischio”: familiari delle vittime, feriti ed estratti dalle macerie anche se illesi, anziani, bambini, soggetti con anamnesi positiva per disturbi psicologici, soccorritori.

 

PROCESSO

 

Fase dell’Emergenza (prime 3 settimane).

 

I modelli teorici a cui la S.I.P.EM.-Onlus fa riferimento nei suoi interventi di emergenza sono sostanzialmente due: il Critical Incident Stress Management (CISM) creato da George S. Everly e Jeffrey T. Mitchell e riconosciuto dall’ONU; il Crisis Intervention Program (CIP) formalizzato dal National Institute of Mental Health ed adottato dal governo federale americano in caso di catastrofe.

Durante questa fase sono stati utilizzati strumenti, tecniche e metodi diversi a seconda degli obiettivi perseguiti.

 

1)         Contatto con le figure Istituzionali preposte alla gestione dell’emergenza, e pertanto con l’Unità di Crisi che è stata immediatamente attivata dal IV° Municipio di Roma presso il Centro Giovanile SS. Redentore in via del Gran Paradiso, 51. Al primo contatto informale è seguita poi la formale dichiarazione di disponibilità della SIPEM-Onlus a collaborare a titolo volontaristico, per quanto attiene al supporto psicologico alla popolazione della zona di Val Melaina, nel quartiere di Montesacro

 

2)         Analisi delle caratteristiche dell’evento, analisi del contesto sociale, analisi del territorio attraverso la raccolta di tutte le informazioni utili per avere una lettura chiara dell’evento e del contesto e di tutte quelle informazioni che solo i soggetti coinvolti nella macchina dei soccorsi conoscono e che permettono di differenziare gli interventi.

 

3)         Accoglienza, analisi bisogni individuali e prima assistenza.

Allestimento di uno sportello di prima accoglienza, sostegno e counseling aperto nelle prime due settimane tutti i giorni (festivi compresi) dalle 9 alle 20 e nell’ultima settimana  a giorni alterni dalle 10 alle 18. Lo sportello di ascolto e di accoglienza ha trovato sede presso il Centro Giovanile SS. Redentore in via del Gran Paradiso, 51, dove alla SIPEM-Onlus sono stati messi a disposizione (dal sacerdote della Parrocchia e dal IV° Municipio di Roma) un computer, una stampante e una fotocopiatrice.

Nel corso delle tre settimane, tramite lo sportello di accoglienza e prima assistenza, sono stati individuati i bisogni della popolazione colpita e raccolte le richieste di aiuto; al termine di ogni contatto era prevista la compilazione di una scheda informativa che sintetizzava le caratteristiche della domanda.

 

4)         Informazione

Poiché il paziente psicologicamente traumatizzato ha bisogno di essere avvicinato dal soccorso in modo attivo, la SIPEM-Onlus ha prestato, lungo tutto l’arco dell’intervento, un’attenzione speciale a che il cittadino venisse raggiunto dall’informazione sui servizi di supporto messi a sua disposizione.

L’informazione indiretta è stata condotta tramite opuscoli e volantini realizzati nella struttura di ascolto e di accoglienza. Gli opuscoli informavano e rassicuravano i cittadini riguardo ai tipici sintomi di sofferenza psicologica (descritti e illustrati con un linguaggio appropriato al target) che potevano insorgere o essere già insorti in seguito all’evento traumatico. I volantini riportavano sedi e orari di tutte le iniziative di supporto psicologico previste e sono stati continuamente distribuiti e messi in evidenza nei luoghi di aggregazione sociale del quartiere.

L’informazione diretta è stata condotta tramite una ricerca attiva dei cittadini potenzialmente interessati o segnalati presso l’Unità di Crisi. A questo scopo è stata prevista l’organizzazione di presidi di psicologi esperti nella gestione di situazioni di emergenza presso le strutture residenziali ospitanti gli sfollati, al funerale, in chiesa (la domenica).

In particolare, nei contatti con le scuole e gli asili nido adiacenti a via Ventotene, è emersa la necessità di un successivo lavoro di informazione e formazione del corpo docente, finalizzato alla prevenzione e/o all’individuazione e alla gestione del disagio in età scolare.

Una ulteriore attività ha riguardato la predisposizione di riunioni cui potevano partecipare tutti i cittadini del IV Municipio ed in particolare i cittadini coinvolti direttamente dall'evento; queste riunioni hanno previsto l'intervento congiunto delle autorità comunali circoscrizionali, che stabilivano un dialogo con la comunità colpita, informandola circa le iniziative promosse e raccogliendone le testimonianze e le esigenze particolari, e dei rappresentanti della S.I.P.EM.-Onlus, che fornivano informazioni sulle reazioni tipiche della risposta psicologica post-traumatica e raccoglievano le esigenze del momento approfittando, di un contesto in cui si rendeva possibile la trasmissione circolare dei messaggi e il confronto immediato tra tutte le persone presenti.

 

5)         Terapie di sostegno e psicoterapia del trauma

Prevedono l’applicazione flessibile di numerose tecniche, specifiche ad ogni fase della crisi, le cui indicazioni vengono valutate secondo criteri strettamente dipendenti dai bisogni delle persone assistite.

Gli interventi di sostegno e quelli di psicoterapia del trauma si sono svolti sia negli ambienti destinati al supporto psicologico, sia a casa degli stessi utenti, sia negli ospedali presso cui i pazienti erano ricoverati.

Mirati alla facilitazione dell’elaborazione emozionale e cognitiva dell’evento, sono stati effettuati sia su soggetti singoli che su gruppi di persone, sempre in modo tale da sviluppare e migliorare le capacità adattive dei pazienti.

Le sindromi, e i singoli sintomi e segni di cui i pazienti non si lamentavano primariamente, ma che l’intervento ha ugualmente evidenziato, sono stati principalmente: le condotte di evitamento (riguardo a luoghi, oggetti e situazioni in grado di rievocare l’esperienza traumatica), la negazione dell’accaduto, la regressione verso comportamenti infantili, la dipendenza acritica dalle figure “one-up”, l’accentuazione dell’arousal (fino alla temporanea ipomania), la temporanea depersonalizzazione e le manifestazioni psicosomatiche.

Terapie individuali

Predisposizione ed attuazione di terapie di sostegno e di Counseling di crisi (50 interventi); sedute di EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing – 3 interventi).

Terapie di gruppo

Predisposizione nei fine settimana di gruppi dedicati all’applicazione di tecniche di debriefing (4 gruppi, 10-12 soggetti trattati ciascuno), di tecniche antistress (2 gruppi, 15 soggetti trattati ciascuno), di tecniche di rilassamento indotto.

Predisposizione di gruppi di briefing e debriefing con gli operatori dei soccorsi ed i rappresentanti delle autorità.

 

6)             Avviamento dei contatti con la ASL competente e con il Pontificio Ateneo Salesiano per cominciare a predisporre un piano di presa in carico dell'utenza nel medio-lungo termine.

 

Fase post-emergenza (dal gennaio 2002 ad oggi).

 

In questa fase, ed in seguito ad un accordo stipulato alla fine di dicembre tra IV Municipio, ASL, Università Pontificia Salesiana e S.I.P.EM.-Onlus, si è concretizzato il passaggio delle consegne ai collaboratori istituzionali individuati nel territorio con la riapertura dello sportello di ascolto presso il CEPI (Centro clinico della Scuola di specializzazione in Psicologia clinica) dell'Università Pontificia Salesiana, previo passaggio delle consegne e delle informazioni sui casi trattati, con la consegna e l'analisi delle schede di accoglienza, la specificazione del tipo di intervento cui aveva partecipato il soggetto e l'esplicitazione degli aspetti significativi e le aree su cui sarebbe stato importante fare attenzione nelle settimane successive. La SIPEM-Onlus, pur nell'ottica di un progressivo affidamento del sostegno psicologico delle vittime alle strutture territoriali, ha in questa fase manifestato la propria disponibilità a fornire delle consulenze specialistiche (trattamento con tecniche specifiche per le persone che dovessero sviluppare un disturbo post-traumatico da stress nei mesi successivi, supporto per i nuclei familiari, orientamento agli insegnanti delle scuole coinvolte nella zona del disastro, ecc). Questa fase è tutt'ora in corso.

 

Follow-up (dal 3° mese )

In questa fase al momento appena iniziata vengono ricontattati tutti i soggetti in qualche modo trattati per valutare le ricadute degli interventi effettuati, il decorso del recupero del funzionamento psicologico e sociale pre-crisi e l'eventuale insorgenza di problematiche non evidenziatesi in precedenza. Sta per essere avviata inoltre una valutazione delle condizioni di coloro che, pur coinvolti dall'evento, non hanno richiesto e usufruito dell'intervento. Seguirà un ulteriore follow-up a sei mesi per la rilevazione dell'insorgenza di un disturbo post-traumatico nell'utenza trattata e nel gruppo non trattato.

 

I Risultati

 

La misura dei risultati ottenuti è allo stato ancora parziale vista la vicinanza dell'evento critico.

A tre mesi dall'intervento è stato effettuato un primo follow-up rivolto esclusivamente all'utenza che si è rivolta allo sportello di supporto psicologico e che quindi ha usufruito dei vari interventi programmati; scopo di questa ricognizione è stata la valutazione:

- del rischio di insorgenza di PTSD nell'utenza trattata a dicembre nella fase di emergenza;

- dell'esito dell'intervento progettato dalla S.I.P.EM.-Onlus;

- di eventuali richieste di intervento non ancora pervenute al Centro di ascolto creato in rete con le strutture del   territorio.

 Disponiamo pertanto di risultati a breve termine che stiamo rilevando mediante una intervista semi-strutturata volta a evidenziare i seguenti indicatori:

 

1) Rilevazione degli indicatori tipici della fase post-traumatica.

- riparazione;

- riorganizzazione e ricostruzione di un equilibrio interno, familiare e sociale;

- elaborazione maturativa dell'esperienza di crisi.

 

2) Persistenza e/o formazione di sintomi tipici di PTSD a distanza di giorni o mesi dall'evento.

- persistente ri-esperienza dell'evento traumatico ( immagini, percezioni o pensieri intrusivi; incubi notturni,; flashback, illusioni o stati dissociativi; azioni o sentimenti dettati dalla percezione che l'evento sta per ripetersi);

- persistente evitamento di stimoli o situazioni che ricordino l'evento ( compreso l'evitare di incontrare gli altri sopravvissuti);

- stato di iper-attivazione persistente o di "intorpidimento emotivo" ( stati di allertamento, irritabilità, difficoltà di concentrazione, difficoltà nelle condotte di addormentamento e del sonno, reazioni di trasalimento verso stimoli ambientali improvvisi ma innocui, paralisi emozionale-affettiva, senso di distacco).

 

3) Raffronto tra i sintomi presentati al momento dell'intervento e sintomatologia attuale.

 

4) Richieste e/o interventi effettuati dal Centro di Ascolto SIPEM-Onlus-ASL RMA, UPS attivato presso il Pontificio Ateneo Salesiano.

Il 50% delle persone contattate mostra di aver elaborato l'evento e di aver ricostruito un equilibrio psicologico, familiare e sociale, riferisce una remissione della sintomatologia presentata al momento dell'intervento; persiste tuttavia una notevole reattività a stimoli acustici e/o visivi che vengono associati all'evento (iper-arousal).

Il 50% presenta al momento delle difficoltà nel processo di elaborazione dell'esperienza critica e nella riorganizzazione di un equilibrio psicologico, familiare e sociale, ha cominciato a sviluppare sintomi a distanza di mesi, attualmente presenta reazioni di panico, disturbi del sonno, difficoltà lavorative, ricorso a specialisti.

Il 27% delle persone contattate ha richiesto un nuovo intervento del Centro di Ascolto ed il 15% ne ha già usufruito dal mese di gennaio 2002.

Un altro risultato significativo che sta emergendo in questa fase di follow-up è che le persone coinvolte dall'evento non si sono sentite abbandonate, ritengono di essere state accolte, ascoltate e "contenute" da professionisti con competenze specifiche nell'ambito dell'emergenza in grado di comprendere la loro esperienza

 

Il focus dell'intervento sulla prevenzione dell'insorgenza di un disturbo post traumatico così come la continuazione a medio-lungo termine delle iniziative di supporto ha avuto ed avrà, a nostro avviso, notevoli ricadute sulla elaborazione maturativa dell'esperienza traumatica con favorevoli ripercussioni sul funzionamento psicologico e sociale delle persone coinvolte dall'evento.

Risultato dell'intervento è anche un rafforzamento delle strategie di coping dei soggetti trattati che potrà riflettersi sulla maggiore disponibilità di risorse psicologiche in caso di future esperienze traumatiche.

Lo sforzo preventivo alla base dell'intervento potrà anche riflettersi sulla diminuzione del carico di lavoro delle strutture territoriali di assistenza psicologica.

 

Punti di forza e di debolezza

 

Punti di forza:

 

tempestività di attivazione; flessibilità dell'approccio utilizzato; globalità dei soggetti destinatari dell'intervento (vittime dirette ed indirette, soggetti a rischio, soccorritori, istituzioni); continuità nell'offerta dei servizi con progressivo affidamento a strutture istituzionali; efficace e capillare informazione e comunicazione nei confronti della popolazione del quartiere; utilizzo di tecniche specifiche di “pronto soccorso emotivo” ( individuali e di gruppo) atte a prevenire l’insorgenza di disturbi post-traumatici da stress; capacità di lavorare in rete (con Municipio, Asl e Pontificio Ateneo Salesiano) e di fare da collante tra i cittadini e le istituzioni, operando sinergicamente e in un clima di fiducia e di rispetto delle competenze di ognuno.

 

 Punti di debolezza:

 

non esistendo un "team di supporto psicologico di emergenza" già strutturato ed abituato a lavorare insieme il punto di maggiore criticità è stato il primo momento di  formazione e di organizzazione interna del gruppo in vista della creazione di uno "stile di lavoro" univoco basato su un accordo sulla priorità degli obiettivi da perseguire; ulteriori punti di criticità si sono dimostrati la relativa difficoltà ad operare con modalità nuove rispetto al ruolo consueto di psicologo (ambiente caotico, setting instabile, etc), la difficoltà a gestire la complessità di attività ed azioni in contemporanea, le scarse risorse economiche a disposizione.

 

Riproducibilita' ed innovazione dell'intervento

 

Riproducibilità

 

La presenza di apprezzabili regolarità nel manifestarsi delle risposte psicologiche a situazioni di emergenza, anche in presenza di eventi catastrofici di natura diversa, si riflette sulla relativa stabilità degli obiettivi da perseguire e sui metodi e strumenti da applicare rendendo l'intervento riproducibile, ferma restando la necessità di adeguare le risorse da impiegare sul campo alla portata dell'evento e alle caratteristiche della comunità colpita ( persone coinvolte direttamente, ampiezza dell'area di impatto, etc) .

 

Innovazione realizzata

 

Per quanto è a nostra conoscenza, l'intervento ha caratteristiche di innovazione assoluta, soprattutto per quanto riguarda la tempestività di attivazione e la molteplicità dei protagonisti dell'evento critico cui è stato rivolto. L'approccio utilizzato, inoltre, ha portato a un rovesciamento di prospettiva nell'offerta dei servizi di assistenza psicologica: non ci si è infatti limitati alla predisposizione dei suddetti servizi aspettando che fossero le vittime a fare il primo passo ma ci si è mossi " di casa in casa" per far si che gli utenti ne conoscessero l'esistenza e ci si è attivati per offrire i servizi "a domicilio" ove necessario.

 

 

Colleghi partecipanti all’intervento

 

L'intervento di assistenza e supporto psicologico di emergenza alla popolazione colpita dall'esplosione di via Ventotene, a Roma, il 27 novembre 2001, è stato attuato dalla Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza (SIPEM Onlus) assieme all'Associazione per l'EMDR in Italia nel periodo 1-23 dicembre 2001, e ha visto la partecipazione in prima persona del Presidente della SIPEm, Dr. Michele Cusano e della Presidente dell'Associazione per l'EMDR in Italia, D.ssa Isabel Fernandez. Il compito di coordinamento è stato rivestito dalla D.ssa Gaetana Lardo, consigliere SIPEm.

 

I responsabili di turno succedutisi nel corso dell'intervento sono stati, in ordine alfabetico:

Dr.             Ciro Aurigemma                                    (SIPEm)

D.ssa         Isabella Cinquegrana                           (SIPEm)

D.ssa         Anna Maria De Divitiis                       (SIPEm/EMDR)

Dr.             Claudio Mochi                                      (SIPEm/EMDR)

Dr.             Angelo Napoli                                      (SIPEm)

D.ssa         Anna Orsini                                          (SIPEm)

Dr.             Mario Petea                                           (SIPEm)

D.ssa         Alessia Ranieri                                     (SIPEm)

D.ssa         Maria Magdalena Schlett                   (SIPEm)

Dr.             Mario Troiano                                       (SIPEm/EMDR)

Dr.             Luca Trugenberger                               (SIPEm/EMDR)

 

Gli operatori e i volontari che hanno partecipato all'intervento sono stati, in ordine alfabetico:

Dr.             Giancarlo Bianco                                  (tirocinante ASL RM/A)

D.ssa         Marta Borrelli                                       (SIPEm)

D.ssa         Rosaura Brunetti                                 (EMDR)

Dr.             Corrado Calvano                                  (SIPEm)

D.ssa         Katia Carlini                                         (SIPEm)

D.ssa         Rosanna Ceccarelli                             (EMDR)

Sig.            Maurizio Contatore                             (volontario)

D.ssa         Anna Doriani                                        (SIPEm)

D.ssa         Antonella Grassitelli                            (SIPEm)

D.ssa         Sole Lancia                                            (volontaria)

D.ssa         Monica Longoni                                   (SIPEm)

D.ssa         Bruna Maccarrone                                (EMDR)

D.ssa         Simona Magazzù                                   (SIPEm)

Dr.             Riccardo Malafronte                             (SIPEm)

D.ssa         Stefania Marini                                     (SIPEm)

Sig.            Andrea Menilli                                      (volontario)

D.ssa         Caterina Nisticò                                    (EMDR)

D.ssa         Antonella Pacini                                   (SIPEm)

D.ssa         Amelia Perugia                                      (SIPEm)

Dr.             Mauro Raffaeli                                       (ASL RM/A)

D.ssa         Piera Spannocchi                                  (EMDR)

D.ssa         Rossella Sterpone                                 (EMDR)

D.ssa         Anna Rita Verardo                                (EMDR)

D.ssa         Paola Zotti                                              (EMDR)

Dr.             Franklin Vargas                                      (volontario)

 

 

 
 
     

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Tel: 349/4520820 - Tel e Fax: 06/45481456 - email: sipemonlus@tiscali.it