OBIETTIVI
1) approntare un modello flessibile di intervento capace di raggiungere efficacemente tutti i destinatari individuati;
2) supportare l’elaborazione del lutto nei parenti delle vittime;
3) informare i destinatari dell'esistenza di servizi di supporto psicologico;
4) interventire sulle manifestazioni di sofferenza psicologica nel qui ed ora;
5) favorire il ripristino dell'equilibrio psicologico pre-crisi, del senso di adeguatezza, del senso di sicurezza;
6) normalizzare le reazioni psicologiche alla situazione critica;
7) procedere alla raccolta e all'analisi dei bisogni psichici post-traumatici;
8) prevenire la strutturazione di problematiche psicologiche nel medio-lungo termine;
9) avviare una rete di sostegno che si facesse carico della continuazione dell’intervento nella fase post-emergenza.
DESTINATARI
La letteratura in ambito di Psicologia dell’Emergenza classifica le vittime in base al livello di coinvolgimento, individuando le seguenti categorie:
- Vittime del primo tipo: chi subisce in modo diretto l’impatto dell’evento catastrofico (persone soccorse o estratte dalle macerie).
- Vittime del secondo tipo: parenti o persone care dei defunti o dei superstiti.
- Vittime del terzo tipo: i soccorritori (volontari o professionisti)
- Vittime del quarto tipo: la comunita' coinvolta nel disastro e chi in qualche modo ne e' eventualmente responsabile (gli abitanti degli stabili contigui e, in ultima analisi, tutto il quartiere)
- Vittime del quinto tipo: individui il cui equilibrio psichico e' tale che, anche se non direttamente coinvolti nel disastro, possono reagire all'evento sviluppando un disturbo psicologico
- Vittime del sesto tipo: persone che, per un diverso concorso di circostanze, avrebbero potuto essere loro stesse vittime del primo tipo o che hanno spinto altri ad essere presenti nell'area del disastro o che si sentono coinvolte per altri motivi indiretti
L’intervento è stato strutturato in modo tale da offrire servizi di assistenza psicologica a tutti i soggetti coinvolti direttamente o indirettamente dall’evento, stabilendo una priorità per i cosiddetti “soggetti a rischio”: familiari delle vittime, feriti ed estratti dalle macerie anche se illesi, anziani, bambini, soggetti con anamnesi positiva per disturbi psicologici, soccorritori.
PROCESSO
Fase dell’Emergenza (prime 3 settimane).
I modelli teorici a cui la S.I.P.EM.-Onlus fa riferimento nei suoi interventi di emergenza sono sostanzialmente due: il Critical Incident Stress Management (CISM) creato da George S. Everly e Jeffrey T. Mitchell e riconosciuto dall’ONU; il Crisis Intervention Program (CIP) formalizzato dal National Institute of Mental Health ed adottato dal governo federale americano in caso di catastrofe.
Durante questa fase sono stati utilizzati strumenti, tecniche e metodi diversi a seconda degli obiettivi perseguiti.
1) Contatto con le figure Istituzionali preposte alla gestione dell’emergenza, e pertanto con l’Unità di Crisi che è stata immediatamente attivata dal IV° Municipio di Roma presso il Centro Giovanile SS. Redentore in via del Gran Paradiso, 51. Al primo contatto informale è seguita poi la formale dichiarazione di disponibilità della SIPEM-Onlus a collaborare a titolo volontaristico, per quanto attiene al supporto psicologico alla popolazione della zona di Val Melaina, nel quartiere di Montesacro
2) Analisi delle caratteristiche dell’evento, analisi del contesto sociale, analisi del territorio attraverso la raccolta di tutte le informazioni utili per avere una lettura chiara dell’evento e del contesto e di tutte quelle informazioni che solo i soggetti coinvolti nella macchina dei soccorsi conoscono e che permettono di differenziare gli interventi.
3) Accoglienza, analisi bisogni individuali e prima assistenza.
Allestimento di uno sportello di prima accoglienza, sostegno e counseling aperto nelle prime due settimane tutti i giorni (festivi compresi) dalle 9 alle 20 e nell’ultima settimana a giorni alterni dalle 10 alle 18. Lo sportello di ascolto e di accoglienza ha trovato sede presso il Centro Giovanile SS. Redentore in via del Gran Paradiso, 51, dove alla SIPEM-Onlus sono stati messi a disposizione (dal sacerdote della Parrocchia e dal IV° Municipio di Roma) un computer, una stampante e una fotocopiatrice.
Nel corso delle tre settimane, tramite lo sportello di accoglienza e prima assistenza, sono stati individuati i bisogni della popolazione colpita e raccolte le richieste di aiuto; al termine di ogni contatto era prevista la compilazione di una scheda informativa che sintetizzava le caratteristiche della domanda.
4) Informazione
Poiché il paziente psicologicamente traumatizzato ha bisogno di essere avvicinato dal soccorso in modo attivo, la SIPEM-Onlus ha prestato, lungo tutto l’arco dell’intervento, un’attenzione speciale a che il cittadino venisse raggiunto dall’informazione sui servizi di supporto messi a sua disposizione.
L’informazione indiretta è stata condotta tramite opuscoli e volantini realizzati nella struttura di ascolto e di accoglienza. Gli opuscoli informavano e rassicuravano i cittadini riguardo ai tipici sintomi di sofferenza psicologica (descritti e illustrati con un linguaggio appropriato al target) che potevano insorgere o essere già insorti in seguito all’evento traumatico. I volantini riportavano sedi e orari di tutte le iniziative di supporto psicologico previste e sono stati continuamente distribuiti e messi in evidenza nei luoghi di aggregazione sociale del quartiere.
L’informazione diretta è stata condotta tramite una ricerca attiva dei cittadini potenzialmente interessati o segnalati presso l’Unità di Crisi. A questo scopo è stata prevista l’organizzazione di presidi di psicologi esperti nella gestione di situazioni di emergenza presso le strutture residenziali ospitanti gli sfollati, al funerale, in chiesa (la domenica).
In particolare, nei contatti con le scuole e gli asili nido adiacenti a via Ventotene, è emersa la necessità di un successivo lavoro di informazione e formazione del corpo docente, finalizzato alla prevenzione e/o all’individuazione e alla gestione del disagio in età scolare.
Una ulteriore attività ha riguardato la predisposizione di riunioni cui potevano partecipare tutti i cittadini del IV Municipio ed in particolare i cittadini coinvolti direttamente dall'evento; queste riunioni hanno previsto l'intervento congiunto delle autorità comunali circoscrizionali, che stabilivano un dialogo con la comunità colpita, informandola circa le iniziative promosse e raccogliendone le testimonianze e le esigenze particolari, e dei rappresentanti della S.I.P.EM.-Onlus, che fornivano informazioni sulle reazioni tipiche della risposta psicologica post-traumatica e raccoglievano le esigenze del momento approfittando, di un contesto in cui si rendeva possibile la trasmissione circolare dei messaggi e il confronto immediato tra tutte le persone presenti.
5) Terapie di sostegno e psicoterapia del trauma
Prevedono l’applicazione flessibile di numerose tecniche, specifiche ad ogni fase della crisi, le cui indicazioni vengono valutate secondo criteri strettamente dipendenti dai bisogni delle persone assistite.
Gli interventi di sostegno e quelli di psicoterapia del trauma si sono svolti sia negli ambienti destinati al supporto psicologico, sia a casa degli stessi utenti, sia negli ospedali presso cui i pazienti erano ricoverati.
Mirati alla facilitazione dell’elaborazione emozionale e cognitiva dell’evento, sono stati effettuati sia su soggetti singoli che su gruppi di persone, sempre in modo tale da sviluppare e migliorare le capacità adattive dei pazienti.
Le sindromi, e i singoli sintomi e segni di cui i pazienti non si lamentavano primariamente, ma che l’intervento ha ugualmente evidenziato, sono stati principalmente: le condotte di evitamento (riguardo a luoghi, oggetti e situazioni in grado di rievocare l’esperienza traumatica), la negazione dell’accaduto, la regressione verso comportamenti infantili, la dipendenza acritica dalle figure “one-up”, l’accentuazione dell’arousal (fino alla temporanea ipomania), la temporanea depersonalizzazione e le manifestazioni psicosomatiche.
Terapie individuali
Predisposizione ed attuazione di terapie di sostegno e di Counseling di crisi (50 interventi); sedute di EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing – 3 interventi).
Terapie di gruppo
Predisposizione nei fine settimana di gruppi dedicati all’applicazione di tecniche di debriefing (4 gruppi, 10-12 soggetti trattati ciascuno), di tecniche antistress (2 gruppi, 15 soggetti trattati ciascuno), di tecniche di rilassamento indotto.
Predisposizione di gruppi di briefing e debriefing con gli operatori dei soccorsi ed i rappresentanti delle autorità.
6) Avviamento dei contatti con la ASL competente e con il Pontificio Ateneo Salesiano per cominciare a predisporre un piano di presa in carico dell'utenza nel medio-lungo termine.
Fase post-emergenza (dal gennaio 2002 ad oggi).
In questa fase, ed in seguito ad un accordo stipulato alla fine di dicembre tra IV Municipio, ASL, Università Pontificia Salesiana e S.I.P.EM.-Onlus, si è concretizzato il passaggio delle consegne ai collaboratori istituzionali individuati nel territorio con la riapertura dello sportello di ascolto presso il CEPI (Centro clinico della Scuola di specializzazione in Psicologia clinica) dell'Università Pontificia Salesiana, previo passaggio delle consegne e delle informazioni sui casi trattati, con la consegna e l'analisi delle schede di accoglienza, la specificazione del tipo di intervento cui aveva partecipato il soggetto e l'esplicitazione degli aspetti significativi e le aree su cui sarebbe stato importante fare attenzione nelle settimane successive. La SIPEM-Onlus, pur nell'ottica di un progressivo affidamento del sostegno psicologico delle vittime alle strutture territoriali, ha in questa fase manifestato la propria disponibilità a fornire delle consulenze specialistiche (trattamento con tecniche specifiche per le persone che dovessero sviluppare un disturbo post-traumatico da stress nei mesi successivi, supporto per i nuclei familiari, orientamento agli insegnanti delle scuole coinvolte nella zona del disastro, ecc). Questa fase è tutt'ora in corso.
Follow-up (dal 3° mese )
In questa fase al momento appena iniziata vengono ricontattati tutti i soggetti in qualche modo trattati per valutare le ricadute degli interventi effettuati, il decorso del recupero del funzionamento psicologico e sociale pre-crisi e l'eventuale insorgenza di problematiche non evidenziatesi in precedenza. Sta per essere avviata inoltre una valutazione delle condizioni di coloro che, pur coinvolti dall'evento, non hanno richiesto e usufruito dell'intervento. Seguirà un ulteriore follow-up a sei mesi per la rilevazione dell'insorgenza di un disturbo post-traumatico nell'utenza trattata e nel gruppo non trattato.
I Risultati
La misura dei risultati ottenuti è allo stato ancora parziale vista la vicinanza dell'evento critico.
A tre mesi dall'intervento è stato effettuato un primo follow-up rivolto esclusivamente all'utenza che si è rivolta allo sportello di supporto psicologico e che quindi ha usufruito dei vari interventi programmati; scopo di questa ricognizione è stata la valutazione:
- del rischio di insorgenza di PTSD nell'utenza trattata a dicembre nella fase di emergenza;
- dell'esito dell'intervento progettato dalla S.I.P.EM.-Onlus;
- di eventuali richieste di intervento non ancora pervenute al Centro di ascolto creato in rete con le strutture del territorio.
Disponiamo pertanto di risultati a breve termine che stiamo rilevando mediante una intervista semi-strutturata volta a evidenziare i seguenti indicatori:
1) Rilevazione degli indicatori tipici della fase post-traumatica.
- riparazione;
- riorganizzazione e ricostruzione di un equilibrio interno, familiare e sociale;
- elaborazione maturativa dell'esperienza di crisi.
2) Persistenza e/o formazione di sintomi tipici di PTSD a distanza di giorni o mesi dall'evento.
- persistente ri-esperienza dell'evento traumatico ( immagini, percezioni o pensieri intrusivi; incubi notturni,; flashback, illusioni o stati dissociativi; azioni o sentimenti dettati dalla percezione che l'evento sta per ripetersi);
- persistente evitamento di stimoli o situazioni che ricordino l'evento ( compreso l'evitare di incontrare gli altri sopravvissuti);
- stato di iper-attivazione persistente o di "intorpidimento emotivo" ( stati di allertamento, irritabilità, difficoltà di concentrazione, difficoltà nelle condotte di addormentamento e del sonno, reazioni di trasalimento verso stimoli ambientali improvvisi ma innocui, paralisi emozionale-affettiva, senso di distacco).
3) Raffronto tra i sintomi presentati al momento dell'intervento e sintomatologia attuale.
4) Richieste e/o interventi effettuati dal Centro di Ascolto SIPEM-Onlus-ASL RMA, UPS attivato presso il Pontificio Ateneo Salesiano.
Il 50% delle persone contattate mostra di aver elaborato l'evento e di aver ricostruito un equilibrio psicologico, familiare e sociale, riferisce una remissione della sintomatologia presentata al momento dell'intervento; persiste tuttavia una notevole reattività a stimoli acustici e/o visivi che vengono associati all'evento (iper-arousal).
Il 50% presenta al momento delle difficoltà nel processo di elaborazione dell'esperienza critica e nella riorganizzazione di un equilibrio psicologico, familiare e sociale, ha cominciato a sviluppare sintomi a distanza di mesi, attualmente presenta reazioni di panico, disturbi del sonno, difficoltà lavorative, ricorso a specialisti.
Il 27% delle persone contattate ha richiesto un nuovo intervento del Centro di Ascolto ed il 15% ne ha già usufruito dal mese di gennaio 2002.
Un altro risultato significativo che sta emergendo in questa fase di follow-up è che le persone coinvolte dall'evento non si sono sentite abbandonate, ritengono di essere state accolte, ascoltate e "contenute" da professionisti con competenze specifiche nell'ambito dell'emergenza in grado di comprendere la loro esperienza
Il focus dell'intervento sulla prevenzione dell'insorgenza di un disturbo post traumatico così come la continuazione a medio-lungo termine delle iniziative di supporto ha avuto ed avrà, a nostro avviso, notevoli ricadute sulla elaborazione maturativa dell'esperienza traumatica con favorevoli ripercussioni sul funzionamento psicologico e sociale delle persone coinvolte dall'evento.
Risultato dell'intervento è anche un rafforzamento delle strategie di coping dei soggetti trattati che potrà riflettersi sulla maggiore disponibilità di risorse psicologiche in caso di future esperienze traumatiche.
Lo sforzo preventivo alla base dell'intervento potrà anche riflettersi sulla diminuzione del carico di lavoro delle strutture territoriali di assistenza psicologica.
Punti di forza e di debolezza
Punti di forza:
tempestività di attivazione; flessibilità dell'approccio utilizzato; globalità dei soggetti destinatari dell'intervento (vittime dirette ed indirette, soggetti a rischio, soccorritori, istituzioni); continuità nell'offerta dei servizi con progressivo affidamento a strutture istituzionali; efficace e capillare informazione e comunicazione nei confronti della popolazione del quartiere; utilizzo di tecniche specifiche di “pronto soccorso emotivo” ( individuali e di gruppo) atte a prevenire l’insorgenza di disturbi post-traumatici da stress; capacità di lavorare in rete (con Municipio, Asl e Pontificio Ateneo Salesiano) e di fare da collante tra i cittadini e le istituzioni, operando sinergicamente e in un clima di fiducia e di rispetto delle competenze di ognuno.
Punti di debolezza:
non esistendo un "team di supporto psicologico di emergenza" già strutturato ed abituato a lavorare insieme il punto di maggiore criticità è stato il primo momento di formazione e di organizzazione interna del gruppo in vista della creazione di uno "stile di lavoro" univoco basato su un accordo sulla priorità degli obiettivi da perseguire; ulteriori punti di criticità si sono dimostrati la relativa difficoltà ad operare con modalità nuove rispetto al ruolo consueto di psicologo (ambiente caotico, setting instabile, etc), la difficoltà a gestire la complessità di attività ed azioni in contemporanea, le scarse risorse economiche a disposizione.
Riproducibilita' ed innovazione dell'intervento